Il Capitano Akhab - Oratorio Laico

Il recital in musica di Furio Sandrini (Corvo Rosso) dedicato a Fabrizio de Andrè,
in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne

La prima nazionale dello spettacolo si è tenuta lunedì 25 novembre 2013, Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, presso l'Auditorium Lattuada di Milano.

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Akhab, un testo-evento

Akhab e il mai nominato oggetto della sua caccia sono il simbolo di una sconfitta. La sconfitta di una civiltà, quella occidentale, basata sull’idea tutta maschile di conquista e cancellazione dell’altro da sé e qui rappresentata nella vergognosa, claustrofobica dimensione del bordello. Se la donna, ridotta a puro oggetto di conquista e di potere, è la prima vittima di questo gioco (ma non dimentichiamo la natura e gli ‘sconfitti’ di ogni tipo!) L'Akhab di Furio Sandrini ne paga le conseguenze in termini di solitudine e impossibilità di amare, nella ricerca ossessiva quanto vana di ciò che sfugge per definizione, essendo in realtà una sua mera proiezione. Non esistono vie d’uscita. Akhab siamo tutti noi e la donna, diventata ormai complice del potere, non è in grado di opporre una soluzione. Per questo l'incalzare senza pause del testo, reso più ferocemente provocatorio e auto provocatorio proprio da forme desuete del linguaggio poetico, a sottolineare il carattere grottesco e crudele di situazioni e immagini che potrebbero appartenere a ogni tempo.

Come tradurre in musica questo ‘teatro della crudeltà’? Quando l'autore, alcuni anni fa, mi chiese per la prima volta (il testo l'ha scritto di getto in occasione della morte di Fabrizio De André) di mettere in musica il suo Akhab, m'era sembrato quasi impossibile sovrapporre l'improvvisazione musicale a un flusso di coscienza così denso e impegnativo. Poi, dopo un primo esperimento di totale improvvisazione e con la voce narrante dell'autore stesso, si è autorevolmente proposto Giorgio Gaslini, che ha scritto, lasciandoceli in dono, alcuni temi ispirati dalla lettura di Akhab. Partendo da questi temi, da me rielaborati, e da una sceneggiatura teatrale, l’intuizione è stata: leggere il Capitano Akhab come oratorio laico per due voci, coro e trio jazz. Ne è nato uno spettacolo crudelmente struggente o, se preferite, dolcemente crudele, suddiviso in tre poli: le voci, maschile e femminile, 'obbligate' a incarnare ciascuna il proprio opposto, un quartetto d’archi rigorosamente femminile (“le ragazze della casa”) avente la funzione del coro nella tragedia greca, un trio jazz con il compito di sottrarre il testo alla pagina scritta e renderlo tramite l’improvvisazione un testo-evento, reale e palpitante. Forse per questo l'autore si è affidato al jazz (anche se Giorgio Gaslini è qui solo in veste di compositore). Il jazz, quando è libero da maniera e convenzioni, è musica sufficientemente rischiosa da potersi confrontare con “il reale” (nel senso di Lacan) e con la crudeltà della vita. Ma c’è dell’altro secondo me e potrebbe spiazzare lo stesso Sandrini (che so ama essere spiazzato). Se questo tipo di jazz, con la sua aspra e mai rassicurante malinconia, si rivelasse la risposta meno 'impossibile' al dramma di Akhab, e risolvesse magicamente, sia pure per un istante, l’eterno conflitto maschile-femminile? Nulla di garantito, certo. Il rischio permane, e così pure la storia profondamente ‘maschilista' del jazz. Ma noi non cessiamo di sperare e, almeno per la durata della ‘performance’, ci proviamo…..

 

Arrigo Cappelletti

 


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