Nata ieri  19 nov 2014

Vicini e Distanti

autore: Cate Pillar


Cate Pillar ci offre uno scorcio sulla sua nuova vita a Monaco di Baviera

Sono da qualche settimana a Monaco di Baviera e ci resterò per sei mesi. Sono partita dalla stazione di Bologna e dopo circa otto ore mi sono trovata nella mia nuova camera nella mia nuova città a disfare due valigioni di lana. Il treno che avevo preso era in ritardo ed io ero confusa da questo benvenuto che sapeva di casa. I primi giorni sono passati tra uffici, camminate circolari, pulizie e tutte quelle cose che si fanno quando si sposta la propria vita. Ora forse sono meno sopraffatta da questo vortice e riesco un po' meglio a riflettere su quello che sto facendo.

 

Ci sono molte cose che ovviamente mancano, se si sta per un po' lontani da casa. Per esempio: il letto, la mamma, la domenica, l'estathè, gli amici e le sigarette in casa, i vicoletti, la gatta, la bicicletta e molto altro che stare qui a elencare mi toglierebbe troppe ore di sonno. Nonostante tutte queste mancanze, rimane sempre una certa curiosità per questa nuova città che, sì, sto iniziando a conoscere, ma che in fondo ancora è in gran parte sconosciuta. Per quello che ho visto, posso dire che: sì, i tedeschi bevono tanta, ma tanta (ma tantatanta) birra, e sì, qui le cose funzionano piuttosto bene.

Quello che veramente mi sta piacendo però, anche se non so per quanto durerà, è la totale libertà. Non è una libertà domestica che intendo, ma quella di poter non partecipare alla vita sociale, o perlomeno a quella vita sociale fatta di convenevoli e obblighi di cortesia e di buona educazione, di quei “si” che è necessario dire per non rompere nessun filo della rete che vai costruendo da anni.

Se sei in un paese dove nessuno ti conosce puoi permetterti di stare il giovedì sera fino alle dieci in biblioteca e poi metterti a scrivere di quanto sia bello farlo. Oppure passare la domenica a vagare a caso e il sabato a pulire casa e guardare telefilm, addormentandoti poi alle dieci. Se sei in un paese dove nessuno ti conosce, puoi permetterti di fare lo sfigato. Ed è una libertà enorme.

Certo, è anche molto pesante, si è praticamente l'80% del tempo da soli e alcuni giorni il numero delle parole dette lo puoi contare con le dita. Capirete bene che il baratro della follia è sempre dietro l'angolo. Ma è comunque una parte da vivere, secondo me. O meglio, che ciascuno dovrebbe viversi, se non per sempre (che mi pare poco fattibile), almeno giusto il tempo di provare la libertà di non sentirsi vincolato a degli stimoli e a degli schemi dentro cui, inevitabilmente, dobbiamo stare. Credo che non sia possibile passare così l'intera vita, sarebbe una pazzia e un probabile tentativo di suicidio, finiremmo per essere soli e, si sa, che è sempre peggio.

Cercate anche di essere comprensivi, devo trovare quanti più lati positivi possibile da questa faccenda, ed è già ben noto che si tratta di un'esperienza formativa sia dal punto di vista personale che professionale, che mi cambierà la vita e blablabla... Quindi qualcosa per cercare di sembrare originale lo devo pur dire!

 

La cosa che invece mi mette più malinconia è la consapevolezza che qualcosa è finito. Quei giorni nella città che ho amato come mai nessun'altra non torneranno più. I giorni dell'Università, delle birrette in piazza dopo lo studio, delle cene improvvisate, degli amici che non ti aspetti e che poi ti mancano come i fratelli che non hai. Ecco, se penso a tutto questo, una lacrimuccia mi scappa. Gli ultimi due anni sono stati bellissimi e pieni di nuove facce che si sono stampate nella mia mente e nel mio cuore e con cui non mi sono sentita mai in obbligo di dir di si.

E poi Lei, a cui tutti questi ricordi sono legati. Se potessi La abbraccerei e Le giurerei amore eterno, Le direi che mai e poi mai me ne andrò un'altra volta. Le giornate di primavera a pedalare in quei vicoli sconnessi, talmente sconnessi da dover serrare la bocca per evitare di mordersi la lingua. Il tramonto lungo il fiume e i tetti che nascondono terrazze colme di piante. I chiostri dietro ai portoni, la storia che racconta e le favole che tiene segrete. Quante volte mi sono affacciata da quella finestra di via San Gallo per vedere i ragazzi del liceo artistico tornare a pranzo a casa e quante corse da camera mia a quella finestra per vedere se fosse ancora il solito babbo a fischiettare canzoni dei Beatles al figlio minuscolo. Ovviamente guardavo anche se passava qualche bel fusto e con la mia compagna di bagno era d'obbligo lanciare un urlo di richiamo al primo avvistamento. Ma la prima cosa che mi viene in mente se penso a Firenze è la Sua luce. E non prendetemi per un'invasata, magari sogno la luce perché sto a Monaco, ma sono sicura che pure voi avete un amore così per una delle città in cui avete vissuto. E io sono veramente innamorata.

 

Insomma, sono combattuta tra questi due sentimenti contrastanti: la gioia di essere libera, di avere un mondo nuovo davanti, tutto per me da scoprire, e la malinconia per quello che si lascia alle spalle, per quello che ormai è già passato. Ma no, non vorrei tornare indietro.

 

La solita storia, direte voi, eh va be...sono sempre le solite storie. E questa è la mia.

 

P.s.: comunque sto bene eh, molto bene (nel caso leggessero i miei, che poi si preoccupano).

 

tags: catepillar , ricordi , vecchioenuovo , futuro , riflessioni

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...commenti

  • 13 gen 2015 22:00

    autore: paoletta

    Io sto molto da sola, mi basto. Se voglio parlare con qualcuno parlo allo specchio…A volte non risponde. Ma prima ero schizofrenica, adesso siamo guarite



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