Inter nos  17 nov 2014

Intervista doppia a Manuel Renga e Tobia Rossi

autore: Lo Molino a Vento


una collaborazione ricca e promettente, Lomolinoavento incontra Manuel Renga e Tobia Rossi per parlare del loro lavoro e dei loro sconfinati cantieri...

A: Manuel la tua formazione è un po' particolare... come sei arrivato a fare il regista?
 
M: in effetti si, mi sono diplomato all'istuto alberghiero ma già coltivando l'interesse per il teatro, seguendo i laboratori che proponeva la scuola. Poi volevo continuare a studiare e mi sono laureato in scienze enologiche a Verona. Anche durante l'università ho seguito per due anni un corso teatrale Fondazione Aida. Sono tornato a Brescia dove ho seguito un altro corso biennale ma sempre come attore allo spazio San Desiderio con la compagnia Scena Sintetica. E, infine, a 26 anni, il limite di età per accesso all'accademia Paolo Grassi, sono stato preso per il corso di regia, qui mi sono diplomato e mi sono stabilito a Milano... e ho iniziato a fare il regista!
Il primo anno di Paolo Grassi ho iniziato a fare il bigliettaio a Teatro Libero (cosa che continuo con piacere a fare). Invece la collaborazione vera e propria è iniziata l'anno scorso, quando la mia compagnia è diventata socia di Teatro Libero: la compagnia Chronos3 nasce alla fine del triennio alla Paolo Grassi, nel 2013, è formata da me e altri due registi, nonchè compagni di corso, Vittorio Borsari e Valentina Malcotti. Lavoriamo con progetti sia collettivi che singoli, siamo una compagnia un po' anomala perchè siamo tre registi e non ci sono attori, questo ci permette di spaziare il più possibile, essendo anche noi molto diversi.
 
A: tu, invece Tobia scrivi, sei un drammaturgo, qual è il tuo percorso e come avete iniziato a lavorare insieme tu e Manuel?
 
T: arrivo dalla provincia di Alessandria, ho iniziato anche io alla Paolo Grassi però senza diplomarmi, avevo 19 anni, forse ero troppo giovane per questo credo non aver concluso il percorso iniziato come regista... abbandonata la scuola ho iniziato a lavorare come aiuto regia  per varie compagnie e poi a seguire progetti miei sempre come regista... soprattutto occupandomi di teatro ragazzi.
Nel 2008 sono tornato a studiare frequentando per un triennio la scuola CTR, è stata un'esperienza formativa molto interessante. Il progetto fu ideato da Della Palma, e dopo che è venuto a mancare si è purtroppo esaurito qui a Milano. Si trattava di una scuola di ricerca teatrale, luogo in cui approfondire i vari aspetti del mondo del teatro, legati anche ai nuovi linguaggi, alla scrittura per la scena... lì ho scoperto la mia strada come drammaturgo. Così ho iniziato a coltivare questa scoperta, ho scritto Portami in un posto carino come esercizio, per mettere alla prova me stesso, per capire quanto ero in grado di gestire una storia con dei personaggi, con le loro emozioni, quello che mi piace del mio lavoro sono proprio le storie... la mia scrittura cerca di andare in una direzione molto fruibile, molto popolare, qualcuno dice cinematografica perchè ha il linguaggio e i tempi della narrazione, le sue caratteristiche e qualità. Con il mio lavoro cerco di giocare molto coi generi, a volte approfondisco la commedia, altre il monologo... mi piace sperimentare e fondere forme ed esperienze...
Questo testo è stato finalista per il premio Hystrio nel 2012, un premio importante per la drammaturgia, da qui ho partecipato ad altri progetti, come Urgenze al Teatro Idra di Brescia, nel 2013, residenza che permette a cinque giovani drammaturghi di lavorare ad un progetto accompagnati da un tutor, ho vinto quell'anno e ho avuto così modo di portare il mio lavoro a Roma a Teatri di Vetro... contemporaneamente ho incrociato il percorso di Manuel. Non avevo mai messo in scena i miei testi e Manuel ne rimase incuriosito, anche perchè apparteniamo a mondi di provincia molto simili e avevamo voglia di raccontarli.
La prima nostra collaborazione è iniziata a Teatro Libero, ad aprile di quest'anno con la messa in scena, appunto, di Portami in un posto carino. Lavoro che ha avuto un buon successo sia per la critica che per il pubblico... cerchiamo di curare e insistere sulla dimensione popolare: il teatro deve saper continuare a mettersi in comunicazione. 
 
A: questa stagione a Teatro Libero è significativa per la vostra collaborazione e ne mostra la vivacità: Assassine ha riconfermato il grande successo della stagione precedente, il 26 novembre andrà in scena La mia massa muscolare magra e infine a giugno Bagnati, per il progetto che coinvolge tutte le compagnie associate, Teatro Libero - Liberi Teatri...
 
M: Si, il lavoro con Teatro Libero è molto ricco e vario, il progetto TLLT è molto interessante e siamo entusiasti di farne parte! Sono dodici le compagnie coinvolte al fine di condividere uno spazio, progetti ed esperienze, e soprattutto per sperimentare attraverso lo scambio. Grazie a un bando Cariplo quest'anno è stata messa a disposizione una quota per delle produzioni di Teatro Libero, in questo modo nasce l'idea della direzione di fondere in una produzione comune le compagnie. Sono passate due proposte: la prima che andrà in scena a dicembre è un classico, Hedda Gabler, con la regia di Cristina Pezzoli, e poi Bagnati di Tobia con la mia regia, una pièce contemporanea.
 
T: Teatro Libero ci ha dato molta fiducia e da gennaio ad aprile terremo un laboratorio presso la Scuola Teatri Possibili. Un laboratorio di creazione teatrale, gli allievi lavoreranno sulla drammaturgia, sulla regia, e sul lavoro attoriale... la proposta viene dall'esperienza della nostra collaborazione e dall'idea di formare alla composizione di un lavoro completo, in più ci permette di portare avanti il discorso sulla nostra idea di contemporaneo... creare del materiale che parli di noi e soprattutto che parli a noi.
 
M: ...lavoreremo sull'idea del corto teatrale. Partiamo dal mondo si Shakespeare, da cui ogni allievo prenderà spunto per creare una riscrittura contemporanea sul tema che più interessa. Realizzeremo un certo numero di corti teatrali, nei quali tutti collaboreranno in circolo, sia come registi che come attori...
 
A: Parliamo invece dello spazio in cui ci troviamo ora, Isola Casa Teatro...
 
M: Isola Casa Teatro è prima di tutto una associazione il cui capostipite è Paolo Ferrari, artista e scienziato, autore delle opere esposte nello spazio. Questo luogo è insieme privato e comune per la conformazione e gli intenti, esiste dal 2004 e con il quale collaboro dall'anno scorso, occupandomi della programmazione e della direzione artistica insieme Susanna Verri. Nasce come diramazione del Centro Studi Assenza, che unisce il mondo artistico-scientifico cui appartengono i fondatori e alla loro professione, sono infatti scienziati, medici, architetti... la caratteristica fondamentale, che è la sua forza, di questa associazione è la compenetrazione di vari saperi. Il centro Studi Assenza si trova in via Stromboli, è uno studio medico in cui si trova anche una sala di prove teatrali... Isola Casa Teatro nasce per sviluppare parallelamente un discorso teatrale sia interno sia che ospiti compagnie che vengono dall'esterno. è un luogo di ispirazione, che offre uno spazio per collaborare, per confrontarsi, spesso infatti mi capita di presentare dei miei spettacoli qui. Da metà novembre partirà la programmazione per questa stagione, l'idea è quella di inseguire sempre un'apertura verso qualcosa che riteniamo di qualità. In visione di Expo verrà una compagnia di Malaga che proporrà un lavoro di Garcia Lorca, oltre che una decina di compagnie italiane...
 
A: e invece a proposito della collaborazione con Teatro Ringhiera, come si è costituita questa residenza?
 
M: è la novità di quest'anno, per noi... riproporremo Portami in un posto carino, andrà in scena la prima settimana di febbraio, la seconda settimana di febbraio invece sarà in scena una produzione ATIR, per la quale avrò l'onere e l'onore di dirigere in Per una donna Sandra Zuccolan , attrice storica del Teatro Ringhiera, su un testo di una grandissima drammaturga contemporanea, Letizia Russo. Insomma, una collaborazione nuova e molto importante...
 
A: non solo, quest'anno hai avuto anche un'altra occasione significativa per la tua esperienza, com'è stato lavorare con Fo e Navone al Piccolo?
 
M: è stata un'esperienza grandiosa... Fo  ha scritto il testo, Storia di Q, il lavoro con il regista Massimo Navone è stato essenziale, un vero onore... Fo si è interessato soprattutto all'ultima parte, nella quale è stato molto presente, è un uomo dall'energia invidiabile, potente, intelligente, con la capacità artigianale del lavoro. Ogni volta ha preparato un breve monolgo per introdurre lo spettacolo, stupendoci continuamente, adesso si sta mobilitando per trovarci altre piazze... è inarrestabile!
 
A: anche tu Tobia porti avanti dei progetti autonomi, cos'altro bolle nella tua di pentola?
 
T: il 21 novembre debutta Come Erika e Omar, è un musical che parla di un fatto di cronaca iperinflazionato in una forma molto popolare, prodotto e diretto da Enzo Iacchetti. 
Esperimento strano nel quale si gioca sempre coi generi, è stato molto divertente imbastire questo progetto. è un gioco aperto sul cattivo gusto, crea un corto circuito fra l'intrattenimento e la cronaca nera: corto circuito che trovo molto contemporaneo. Andrà in scena al Teatro Delfino dal 21 novembre all'8 dicembre. è una composizione che direi mostruosa... la chiave vuole essere brillante, il focus è sul fatto che la tragedia diventi materiale di intrattenimento e questo caso l'ho trovato esemplare.
 
A: e poi c'è un'altra grande novità nella vostra collaborazione, fresca di scena...
 
T: si! un progetto di Manuel sul La Traviata che quando me l'ha proposto ho detto: "no Manuel non facciamolo!"
Poi mi sono convinto e ho lavorato sul modello del monolgo. Dopo aver fatto un po' di ricerca, e aver avuto la fortuna di approfondire qualcosa che non conoscevo bene ho cercato di presentare un testo contemporaneo, lavorando su un genere che mi ha dato tantissimo come drammaturgo... per me è stata una scoperta incredibile, La Traviata è una lettura precisa, dolente, niente è fuori posto, proporzionalmente perfetto come esempio di drammaturgia. Metterci mano è stata una bella prova...
 
M: abbiamo presentato il lavoro a novembre il 9 e il 14, sul lago dove io e Vittorio dirigiamo la rassegna teatrale Circuito Contemporaneo, l'idea è quella di svilupparlo portarlo a Milano.
Sono innamorato dell'opera lirica... la mia idea era quella di produrre uno spettacolo che intrecciasse contemporaneo e classico in un modo iperpopolare da proporre al lago, nella nostra rassegna off. Uno spettacolo che sapesse comunicare a tutti, che unificasse un pubblico periferico trasversalmente. 
Tutto ciò che è teatro intellettualistico o di ricerca fine a se stessa a me non interessa particolarmente...questo è il nucleo su cui si basa la nostra collaborazione, in Tobia ho trovato lo scrittore che cercavo...
 
T: il nostro lavoro è alimentato da una ricca ricerca, da esperienze molto approfondite che non si accontentano... cerchiamo di produrre contenuti che si sappiano mettere in comunicazione a 360 gradi, e che non riguardi solo i teatranti soprattutto.
Lavorare sui generi è una dimostrazione di questo nostro volerci mettere in contatto col pubblico, i modelli li sfruttiamo dall'interno così da prenderci la libertà di ribaltarli, sporcarli, dilatarli... alterando forme che siano sempre riconoscibili.
Per esempio su La Traviata siamo lontani dal melodrammatico, cosa che invece c'è in Portami in un posto carino (pur avendo un lato thriller), la rilettura di questo grande classico mostra un ambiente più raggelato, asciutto, il focus si sposta dalla passione al contesto sociale... quello del mercato per esempio, un aspetto molto ruvido su cui abbiamo messo l'accento.
 
A: Beh allora ci vediamo a Teatro Libero, e al Teatro Ringhiera, e all'Isola Casa Teatro, al Delfino, al Piccolo... non sarà difficile parlare di voi... 
 
 
Le schede:
 

tags: ManuelRenga , TobiaRossi , intervista , Lomolinoavento , teatro , Milano , TeatroLibero , TeatroRinghiera , TeatroDelfino , TeatroPiccolo

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