Inter nos  09 dic 2014

EduardiAmo debutta ad Alta Luce Teatro

autore: Lo Molino a Vento


Lomolinoavento intervista Gustavo La Volpe per la prima internazionale di EduardiAmo, in scena a Teatro Alta Luce l'11 e il 12 dicembre 2014

A: un napoletano a Milano che propone in un piccolo e dinamico teatro milanese la prima internazionale di EduardiAmo, un omaggio a De Filippo, in occasione del trentennale della morte. Oltre che per ricordarlo in questa data immagino che il tuo omaggio sia anche motivato dalle tue origini...
 
G: a Napoli sono nato e mi sono formato come attore, poi ho studiato canto, ho fatto operetta, jazz, cantautorato, musical, pur sempre continuando a fare attore di prosa. La regia era qualcosa che germogliava in me da tempo ma che ho iniziato a fare in un secondo momento. Oggi mi divido fra attore cantante e regista con la stessa passione, non potrei rinunciare a nessuna delle tre oramai. Mi sono costruito così, a 360 gradi, lavorando anche fuori dal teatro, per esempio da Milano sono partito con una web series, Crisi Criminale, che mi ha fatto ottenere un premio internazionale come miglior attore protagonista al Lawwebfest. Sono dieci puntate molto divertenti, un'occasione che sono quasi stato sul punto di perdere e invece mi ha dato tanto, nonostante il premio ottenuto non abbia determinato un reale cambiamento nella mia carriera.
Sono arrivato per motivi d'amore a Milano, e oggi, tredici anni dopo, per me è importante portare qui questo spettacolo, è un debito verso la mia città messo in scena nella città che mi ha accolto con estrema disponibilità, e alla quale mi sento oramai legato, anche artisticamente. Tuttavia non smetto di sentire fortemente il riconoscimento nei confronti del mio essere napoletano. Dal mio punto di vista essere napoletani ha già in sè il teatro, l'essere attori... questo non vuol dire affatto sia semplice: fare teatro è un'arte che richiede tanti sacrifci, tanto impegno, è qualcosa da costruire con fatica... Eduardo diceva di aver fatto teatro nel gelo, e io credo di averlo fatto così. 
 
A: e dal gelo in cui fai teatro è uscito anche lo spettacolo che debutterà questo 11 dicembre presso Alta Luce Teatro... lo presenti come di un atto d'amore nei confronti di Eduardo...
 
G: effettivamente è così...Eduardo è, fra gli artisti napoletani, quello a cui mi sento più vicino. Io anche non sono il napoletano dei quartieri ma del vomero, un napoletano più... borghese. Mi sento legato a lui non solo per estrazione ma anche per il suo linguaggio che non è vernacolare, non sfrutta il dialetto stretto, ma si serve di una lingua più comprensibile al pubblico nazionale. 
Mi sento anche forte dell'esperienza di qualche anno fa, quando ho avuto modo di proporre un testo in napoletano, testo che ho amato particolarmente, Vorrei tanto dormire e non sognare più, lo spettacolo è stato seguito e capito... e di napoletani ce n'erano pochi.
Durante EduardiAmo darò ugualmente un piccolo glossarietto, ma credo che il teatro vada al di là della lingua, è una forma di comunicazione più totalizzante, non conta capire ogni virgola del testo...e il napoletano ha la forza per essere compreso, forza mista al potenziale del teatro: in questo connubio ripongo assoluta fiducia. La prima internazionale si terrà in un teatro giovanissimo di Milano, spero possa essere un trampolino per continuare a proporlo!
 
A: parliamo dell'architettura: come racconterai Eduardo insieme a Saverio Moscatello?
 
G: il testo è composto da vari pezzi che ho messo insieme: dai monologhi di Eduardo, tratti soprattutto da Questi Fantasmi e da Filomena Marturano, e dalle sue poesie, il tutto è legato da canzoni napoletane classiche ma riarrangiate. L'operazione musicale è molto interessante, il sound sarà più moderno, vicino al jazz che non casualmente è, per eccellenza, la musica dell'improvvisazione, caratteristica della napolenità. Anche se ritengo che nel teatro l'improvvisazione sia un concetto relativo, comunque la si voglia si inserisce necessariamente in un tracciato: il teatro è geometria, matematica non pura improvvisazione. In ogni caso ho trovato molto calzante il binomio, dava l'energia che cercavo per questo spettacolo... è un flusso continuo che speriamo trascini i presenti. 
Sul palco non ci sono oggetti, ho rinunciato anche alle immagini per non interrompere la fantasia del pubblico ma anzi per stimolarla, il cuore della pièce è la recitazione e l'interazione con la sala, in questo senso crediamo di aver pensato a uno spettacolo particolare...
Le canzoni passano, i monologhi anche, le poesie invece sono quelle più caratteristiche, e forse creano qualche difficoltà, anche per il modo di portarle sul palco: non sono declamate, obbiettivo è quello di trasmetterle. Raccontare la poesia per dare un'immagine il più rappresentativa possibile di Eduardo, portare in scena la sua universalità. L'iter che seguo non è cronologico, ma è una costruzione arbitraria, funzionale a quello che è per me Eduardo, e così, attraverso me, spero di ridarlo al pubblico.
 
 

tags: EduardiAmo , AltaLuceTeatro , GustavoLaVolpe , SaverioMoscatiello , EduardoDeFilippo , Milano , Teatro , eventi , intervista , Lomolinoavento

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