Inter nos  05 gen 2015

Un atto d'amore e resistenza a Teatro Libero dal 7 gennaio...

autore: Lo Molino a Vento


La Compagnia Fenice dei Rifiuti porta in scena a Teatro Libero dal 7 al 12 gennaio 2015 Sacrificio del fieno. Lomolinoavento intervista il regista Alessandro Veronese, e l'attrice Michela Giudici...

A: Sacrificio del fieno sarà in scena da questo 7 gennaio a Teatro Libero, è una storia che parla di Resistenza, amore e donne, qual è la genesi dello spettacolo? come è strutturato?

 
AV: L'idea arriva da una canzone di Davide Van De Sfroos che si intitola Ciamel Amuur. Questo progetto racchiude in un certo senso il nostro modo di fare teatro: il teatro vero è sincero perchè nasce da scintille, come lo è stata questa canzone nel 2011. Ho subito sentito che lì dentro c'era del teatro da raccontare. Siamo andati  a trovare il cantautore a sorpresa e in quell'occasione abbiamo scoperto che la storia tremenda della canzone non è vera nella sulla peculiarità, ma certo narra di una realtà. In quattro minuti condensa la vicenda molto forte di questa giovane donna che ha una relazione segreta con un partigiano. Con l'arrivo dei tedeschi lui è costretto a scappare e lei per dargli tempo si presenta come una prostituta disposta a intrattenerli. Diventa così la donna dei tedeschi... 
 
M: è una storia di un amore e di un sacrificio, tutto ruota intorno alla figura femminile. In scena ci saremo solo io e Alessandro, reciteremo undici personaggi, in quattro lingue diverse in un atto unico che procede a ritroso.
 
A: la violenza sulle donne è un argomento mediaticamente attuale con radici ben profonde, e la Resistenza comporta una presa di posizione morale o a-morale: cos'ha comportato affrontare questi temi? 
 
AV: Ci siamo innanzitutto dovuti scontrare con alcuni pregiudizi che noi stessi abbiamo. è molto difficile per chi prende una posizione sociale e politica mettere in discussione con serenità le proprie convinzioni. Però è innegabile che soprattutto nella Seconda Guerra Mondiale la violenza ha innestato un ciclo continuo che non si è interrotto con la fine del conflitto. Bisogna anche ammettere che, in alcuni casi, chi l'ha proseguita è chi l'ha ostacolata in un primo momento stando da quella parte che moralmente ci piace definire giusta. 
Da una parte questo ci permette di capire quanto sia radicata la storia della violenza sulle donne, o comunque ci permette di aggiungere un tassello al tema confrontandoci con un periodo storico da non dimenticare. Dall'altra il modo in cui guardiamo alla Resistenza non manca di disincanto, riconoscerne gli errori e seguirne le ombre permette di dare più forza all'idea che si ha di Resistenza. 
 
A: come avete lavorato sul testo della canzone?
 
AV: i quattro minuti della canzone abbiamo dovuto implementarli, motivarli, aggiungere delle coordinate spazio temporali utili alla pièce. Il progetto nasce per un gruppo di attori, nella canzone infatti i personaggi sono molti ma non ci tornava qualcosa... abbiamo finito per riflettere sul fatto che i rapporti in realtà sono uno a uno, fra lei e gli altri, quindi abbiamo pensato che la dimensione giusta per lo spettacolo fosse quella di mettere in scena questi rapporti fra singoli, così siamo arrivati a optare per scene a due. 
 
M: la traccia della canzone rimane come innesto per tutta la scena, lo spazio lasciato all'immaginazione dell'ascoltatore lo abbiamo sfruttato per aggiungere elementi che ci sono sembrati funzionali, come teatranti.
 
Av: nella scrittura ci siamo impegnati a scomporlo, privandolo di una cronologia tradizionale, Siamo molto fieri di questo lavoro, l'abbiamo già presentato allo spazio CTAS e ha riscosso il suo successo.
Come sempre, presentandoci come teatro d'indagine, quello che cerchiamo è di far sorger dubbi, stimolare qualcosa - qualunque essa sia. Il senso del nostro lavoro, del teatro, è muovere.
 
A: perchè questa scelta, anche cruda?
 
Av: perchè la cosa più importante di tutto lo spettacolo è la conseguenza, è ciò che dà una svolta reale alla storia. Non è una storia d'amore e basta, la ritorsione così violenta sull'atto del sacrificio è una cosa rara ed è una delle bestialità della Storia: per questo siamo partiti dalla fine. In modo da mettere il pubblico fin da subito in una condizione di consapevolezza (cosa che permettono per esempio i classici), in questa condizione crei un'attesa irrigidita da un esito che si sa già irrimedibile, nello spazio di quest'attesa hai modo anche di giocare con il pubblico, alleggerendo il tono...
 
M: ...dando spazio ad una dolcezza che è quella elementare dell'amore. Ma l'amarezza è già instillata nel pubblico. è una storia di donne, costruita per far male, in un certo senso. La sperimentazione nel teatro non sta solo nella costruzione dello spettacolo ma nel mettere alla prova reazioni e movimenti del pubblico.

 

Sacrificio del Fieno dal 7 al 12 gennaio 2015 a Teatro Libero....

 

 

 

 

 

 

 

 

tags: SacrificioDelFieno , FeniceDeiRifiuti , TeatroLibero , AlessandroVeronese , MichelaGiudici , Resistenza , donne , violenza , teatro , Milano

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